Progetto LEI

Lingua, empowerment, inclusione

Un percorso concreto di autonomia attraverso la lingua

LEI è un progetto che promuove l’inclusione sociale e l’empowerment delle donne di origine straniera, con un’attenzione particolare a quelle più svantaggiate.

Attraverso l’apprendimento dell’italiano e l’accesso alla certificazione linguistica, il progetto crea opportunità reali di partecipazione, autonomia e crescita personale.

Come nasce il progetto

Il progetto nasce nel 2023 nell’ambito di Human Hall, l’Hub dell’Università degli Studi di Milano dedicato alla tutela dei diritti umani e all’inclusione sociale, sviluppato all’interno del progetto MUSA – Multilayered Urban Sustainability Action, finanziato dal PNRR.

Human Hall rappresenta uno spazio multidisciplinare in cui competenze diverse – giuridiche, linguistiche, sociali e tecnologiche – si integrano per affrontare in modo concreto le sfide legate ai diritti, all’inclusione e alla valorizzazione delle diversità.

In questo quadro, LEI si inserisce come azione territoriale, sviluppata in stretta collaborazione con il tessuto sociale locale, nella convinzione che la sfida dell’inclusione possa essere affrontata solo attraverso un impegno condiviso tra università, istituzioni e comunità.

Il progetto è stato sviluppato ed è coordinato dalla Prof.ssa Alessia Di Pascale.

Il contesto

Il progetto si sviluppa nel quartiere San Siro–Selinunte (Municipio 7, Milano), uno dei territori più complessi e, al tempo stesso, più vitali della città. Piazzale Selinunte è tra i principali quartieri di edilizia residenziale pubblica di Milano, con oltre 6.000 alloggi ALER. Quasi la metà degli inquilini rientra nella cosiddetta “fascia di protezione”, con un reddito medio annuo di circa 7.000 euro, mentre il 37% si colloca in condizioni di povertà assoluta.

Qui convivono lingue, storie e percorsi di vita differenti, all’interno di un tessuto sociale giovane e fortemente multiculturale. Accanto a questa ricchezza emergono fragilità anche diffuse, legate a condizioni economiche difficili e a un accesso diseguale alle opportunità.

In questo contesto, la lingua rappresenta molto più di uno strumento di comunicazione: diventa un vero e proprio fattore di inclusione o esclusione. Chi non la possiede pienamente resta spesso ai margini della vita sociale ed economica, con particolare incidenza sulle donne, per le quali le difficoltà linguistiche si traducono più facilmente in isolamento e minori opportunità di autonomia e partecipazione.

I bisogni emersi

L’ascolto del territorio ha fatto emergere un’esigenza meno visibile, ma decisiva. Nel quartiere esiste da anni un impegno straordinario da parte di scuole e realtà associative che offrono corsi gratuiti di italiano alle donne straniere, con continuità e dedizione.

Accanto a questa ricchezza, tuttavia, si manifestava una difficoltà ricorrente: trasformare la frequenza ai corsi in un percorso realmente incisivo e duraturo. In assenza di un obiettivo chiaro e riconoscibile, la partecipazione tendeva a essere discontinua, l’ingaggio personale fragile e i risultati difficilmente consolidabili nel tempo.

La lingua rischiava così di rimanere un apprendimento parziale, non sempre capace di tradursi in autonomia concreta: nel lavoro, nella relazione con la scuola dei figli, nell’interazione con servizi e istituzioni.

In questo quadro, è emersa con forza anche l’importanza della certificazione linguistica, che rappresenta un vero e proprio “lasciapassare” per l’accesso al lavoro e, in molti casi, un requisito formale indispensabile per l’inserimento professionale.

La risposta del progetto

È a partire da questa consapevolezza che nasce LEI: non per sostituire ciò che già esiste, ma per valorizzarlo e rafforzarlo.

Il percorso è stato costruito insieme a scuole di italiano del territorio (Itama – Italiano per mamme, Punto.it, Alfabeti), realtà radicate da anni nel quartiere, animate da volontari che accompagnano con passione le donne straniere nell’apprendimento della lingua.

In collaborazione con il Centro Linguistico d’Ateneo – SLAM, i corsi sono stati riorientati verso un obiettivo chiaro e condiviso: la certificazione linguistica.

Due elementi hanno reso questo passaggio realmente trasformativo.

Il primo è l’introduzione di una meta concreta, capace di rafforzare motivazione, continuità e impegno.

Il secondo – decisivo – è stato rendere questa meta accessibile: il costo della certificazione è stato ridotto da circa 200 euro a 30 euro, abbattendo una barriera che per molte donne in condizioni di grave fragilità socio-economica era insormontabile.

Questo passaggio ha trasformato il significato stesso del percorso: da esperienza aperta e talvolta frammentata a cammino strutturato, con una meta concreta, riconoscibile e motivante.

L’introduzione di un traguardo definito ha rafforzato la continuità nella partecipazione e l’impegno individuale, mentre l’accessibilità economica della certificazione ha reso possibile per tutte raggiungerlo.

In questo modo, la lingua diventa non solo qualcosa che si apprende, ma qualcosa che si conquista e che apre, concretamente, nuove possibilità.

I risultati

• 2024: 20 donne coinvolte, con un tasso di successo del 95%

• 2025: 35 partecipanti, con un tasso di successo confermato del 95%

• 2026: grazie al sostegno di Idee Migranti ETS il progetto si consolida con una media di circa 35 donne coinvolte ogni anno

Un risultato che conferma l’efficacia del modello nel tempo e la sua capacità di generare impatto concreto.

L’impatto

Gli effetti del progetto LEI si misurano non solo nei risultati formali, ma soprattutto nei cambiamenti che si riflettono nella vita quotidiana delle partecipanti.

L’acquisizione della lingua e il raggiungimento della certificazione producono un rafforzamento profondo della fiducia in sé: molte donne iniziano a percepirsi come più autonome, più sicure, più capaci di orientarsi nei diversi ambiti della vita sociale.

Questo cambiamento si manifesta innanzitutto nella dimensione familiare.

La maggiore padronanza dell’italiano consente di seguire con più continuità e consapevolezza il percorso scolastico dei figli, di dialogare con insegnanti e istituzioni educative, di intervenire nei momenti di difficoltà.

In contesti in cui la barriera linguistica ha spesso limitato questa possibilità, i percorsi scolastici dei ragazzi risultano più esposti a discontinuità e, nei casi più critici, al rischio di abbandono. Non è un dato marginale: secondo le rilevazioni ISTAT, la povertà educativa e il tasso di abbandono scolastico tra i giovani di origine straniera sono significativamente più elevati rispetto a quello dei coetanei italiani.

In questo scenario, il rafforzamento delle competenze linguistiche delle madri produce un effetto che va oltre la singola persona: contribuisce a sostenere la continuità educativa dei figli e a prevenire situazioni di fragilità.

Ma l’impatto è anche simbolico.

Le donne che intraprendono e portano a termine questo percorso diventano, agli occhi dei figli, un modello concreto di impegno, crescita e possibilità. La lingua, in questo senso, non è solo uno strumento di integrazione, ma anche un veicolo di aspettative e aspirazioni.

Allo stesso tempo, si rafforza la capacità di interagire direttamente con servizi e istituzioni: ciò che prima appariva distante o difficile diventa progressivamente accessibile.

Sul piano lavorativo, la certificazione rappresenta spesso un passaggio decisivo, aprendo opportunità nuove e più stabili.

Ciò che emerge con maggiore evidenza è il carattere moltiplicatore di questo percorso: la lingua non resta confinata all’aula, ma si traduce in partecipazione, relazioni e opportunità, generando effetti che si estendono alla famiglia e, più in generale, alla comunità.

Un modello che funziona

Dare un obiettivo chiaro ha acceso la motivazione.

Ridurre il costo ha eliminato un ostacolo decisivo.

Accompagnare le donne passo dopo passo ha costruito fiducia e continuità.

Continuità e sviluppo: il ruolo di Idee Migranti

I risultati raggiunti dal progetto LEI non rappresentano un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso più ampio. Al termine della fase finanziata dal PNRR, è apparso subito chiaro che interrompere questa esperienza avrebbe significato disperdere non solo un modello efficace, ma soprattutto le traiettorie di crescita e autonomia che aveva contribuito ad attivare.

Per questo, Idee Migranti ETS ha scelto di proseguire e sostenere il progetto, trasformando una sperimentazione riuscita in un impegno concreto di continuità. Una scelta che è, prima di tutto, una forma di responsabilità: verso le donne coinvolte, verso il territorio, verso l’idea stessa di inclusione come processo che richiede tempo, cura e coerenza.

Perché l’apprendimento di una lingua non è mai solo acquisizione di competenze: è accesso, possibilità, dignità. E quando questo processo si attiva, fermarlo significa interrompere un cambiamento già in corso.

Una storia che continua

Blessing, rifugiata nigeriana, in Italia da 8 anni, ha superato l’esame A2 e ha trovato lavoro in hotel.

L’esame a basso costo mi ha cambiato la vita. Ora sono indipendente”

LEI continua, con l’ambizione di trasformare un’esperienza riuscita in una buona pratica stabile e replicabile.

Perché ogni percorso che funziona non deve restare un’eccezione, ma diventare un’opportunità per molti.

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